LOW-FODMAP diet: Nuovo approccio per L’IBS (sindrome del colon irritabile)

LOW-FODMAP diet: Nuovo approccio per L’IBS (sindrome del colon irritabile)

Sintomi come dolore o sensazione di fastidio addominale e talvolta alla regione anorettale, gonfiore, alterata funzione intestinale, periodi di stitichezza alternati a periodi di diarrea, potrebbero essere associati ad una patologia nota come sindrome del colon irritabile (IBS)

Di cosa si tratta?

Il ruolo della dieta nei disordini intestinali funzionali come la sindrome dell’intestino irritabile è diventata una popolare area di interesse.

La sindrome dell’intestino irritabile (Irritable Bowel Syndrome, IBS) è una sindrome funzionale molto frequente dell’intestino in assenza di lesioni anatomiche specifiche. Clinicamente si manifesta con dolori addominali o crampi, gonfiore,  e irregolarità dell’alvo dovute ad alterazioni motorie e funzionali del colon. (1). Il 10-20% della popolazione generale adulta in Europa e in America si stima sia affetto dalla IBS. (2). La fisiopatologia dell’IBS non è del tutto conosciuta, data la sua eziopatogenesi multifattoriale (sono molte le cause che potrebbero scatenare la malattia). L’IBS è vista come la rappresentazione del risultato della complessa interrelazione tra intestino e cervello . (3).

La sindrome dell’intestino irritabile è caratterizzata da dolore o disconfort addominale associati ad un cambiamento della motilità intestinale, spesso accompagnato da sintomi come il gonfiore. Ha un considerevole impatto sulla qualità della vita. (4).

L’approccio dietetico e il corretto stile di vita rappresentano attualmente il miglior intervento terapeutico per i pazienti affetti da IBS.  Non bisogna dimenticare di considerare la correzione e la riduzione dei fattori che causano stress fisico e/o psichico.(5).

Recentemente si è indagato sulla dieta a basso contenuto di FODMAP come trattamento terapeutico nutrizionale associato a miglioramenti della sintomatologia nei pazienti con IBS.

L’acronimo FODMAP (Fermentable Oligosaccharides, Disaccharides, Monosaccharides and Polyols) sta per “oligosaccaridi,disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli ”. Si tratta di molecole o composti presenti in diversi alimenti, che in soggetti predisposti creano disturbi intestinali compatibili con la sindrome dell’intestino irritabile. (6) I FODMAP sono carboidrati a corta catena scarsamente assorbiti nell’intestino tenue.     Questo può avvenire per vari ragioni , come ad esempio:  l’assenza di enzimi nel lume capaci di idrolizzare il legame glicosidico dei carboidrati ; l’assenza o scarsa attività degli enzimi dell’orletto a spazzola (es lattasi) ; la presenza di trasportatori epiteliali con bassa capacità (fruttosio,GLUT 2 e GLUT5) (7). Sono successivamente fermentati nel colon da parte della microflora presente producendo idrogeno (H2) e/o metano (CH4), con conseguente eccesso di fluidi e accumulo di gas.

L’aumento di fluidi e gas nell’intestino porta ,nei soggetti predisposti, a fenomeni di diarrea, flatulenze, crampi, distensione, gonfiore e dolore addominale. Tutti i FODMAP sono osmoticamente attivi cioè attirano acqua nel tratto intestinale. Le loro piccole dimensioni producono l’effetto osmotico. (8).

I FODMAP si ritrovano in concentrazioni variabili in numerosi alimenti. È stato proposto un elenco di sostituzioni alimentari che può aiutare le persone a capire quello che possono e non possono mangiare (9,7).

Pertanto i meccanismi responsabili dell’induzione dei sintomi da parte dei FODMAP nei pazienti con IBS sono il fatto di essere: scarsamente assorbiti dall’intestino;  osmoticamente attivi; rapidamente fermentati dalla flora. Non tutti i FODMAP aggravano i sintomi addominali nei pazienti con IBS. Infatti la presenza e il grado dei sintomi dipendono dal grado di malassorbimento e dalle caratteristiche individuali del soggetto.(10). Per queste proprietà la dieta con basso contenuto di FODMAP è diventata una potenziale terapia per i pazienti con IBS.

Negli ultimi anni sono stati condotti  diversi studi scientifici con lo scopo di valutare e dimostrare il beneficio dovuto all’impiego di una dieta a basso contenuto di FODMAP.

Gli studi sono stati riassunti in una REVIEW di Nanayakkarra WS et al, 2016 – Efficacy of the low FODMAP diet for treating irritable bowel syndrome: the evidence to date . Questa include studi osservazionali (11,12,13,14,15,16,17)  e trial randomizzati controllati (18,19,20,21,22,23). I risultati degli studi supportano l’efficacia di una dieta low-FODMAP nel miglioramento dei sintomi gastrointestinali negli adulti con IBS.

Dalla seguente evidenza scientifica si conclude che più pazienti nel gruppo di intervento (a dieta low-fodmap) riferiscono una riduzione in punteggio per gonfiore,borborigmi,urgenza e altri sintomi (rappresentati nel grafico e indicati con il simbolo *) rispetto al gruppo di controllo (dieta abituale). (20).

I FODMAP possono indurre sintomi (dolori, gonfiore, flatulenze) nei pazienti affetti dall’IBS.  Come mostra il grafico sottostante , l’intensità per tutti i sintomi aumenta con l’incremento della dose di fruttosio, fruttani o del mix fruttosio+fruttani . Al contrario, la severità dei sintomi non aumenta con l’incremento della dose del glucosio(placebo). Differenze significative dose-dipendenti si possono osservare anche in specifici sintomi addominali per fruttosio,fruttani, fruttosio+fruttani eccetto che per il glucosio. (18).

Sono stati esaminati gli effetti di una dieta low-FODMAP sulla produzione di idrogeno nei pazienti con IBS. Il risultato dello studio condotto è stato che i pazienti con IBS+dieta con alto contenuto di FODMAP(50g) producevano una maggiore quantità di idrogeno rispetto ai pazienti con IBS+dieta low FODMAP(9g). In generale si osservava una maggiore quantità di idrogeno prodotta nei soggetti a dieta con alto contenuto di FODMAP sia nei controlli sani sia nei soggetti con IBS. (19). 

Questo dimostra che l’ingestione di FODMAP porta ad una produzione prolungata di idrogeno nell’intestino sia nei soggetti sani sia nei pazienti con IBS. In questi ultimi l’idrogeno prodotto è responsabile dei sintomi gastrointestinali e sistemici come ad esempio flatulenze , gonfiore, dolore.

Le evidenze dei dati indicano che una restrizione di FODMAP rappresenta un intervento dietetico efficace per ridurre i sintomi, strettamente correlati a quelli tipici della sindrome dell’intestino irritabile. Generalmente il protocollo dura dalle 6-8 settimane. Nella prima fase vengono eliminati contemporaneamente i cibi ricchi di FODMAP e sostituiti con alimenti a ridotto contenuto di FODMAP. Successivamente vengono gradualmente reintrodotti per valutare i sintomi e quali alimenti sono tollerati dal paziente. Il tutto deve essere condotto sotto raccomandazione e supervisione di professionisti. (7).

Dai dati recenti della letteratura possiamo affermare che l’attuazione di una dieta a basso contenuto di FODMAP dovrebbe essere considerata in pazienti con IBS ,in particolare quelli nei quali il cibo è una causa scatenante  dei sintomi .

È sempre necessario il parere dell’esperto in modo che si possano individuare i sintomi del paziente ed agire di conseguenza. Questo è importante perché è necessario individualizzare la dieta sempre fornendo uno schema alimentare equilibrato evitando restrizioni dietetiche non giustificate.

Inoltre la ricerca scientifica dimostra che la dieta low-FODMAP può essere utile anche per migliorare i sintomi funzionali intestinali anche per le malattie infiammatorie intestinali come il morbo di crohn o la colite ulcerosa (24,25).

Dott.ssa Chiara Iengo
Studio di Nutrizione Dott. Styven Tamburo

BIBLIOGRAFIA

1) Liguri G (2015). Nutrizione e dietologia Ed Zanichelli, Bologna, p486-488.

2) Lovell RM, Ford AC (2012). Global prevalence of and risk factors for irritable bowel syndrome: a meta-analysis. Clin Gastroeneterol Hepatol. 10(7):712-721.

3) Hayes PA et al (2014). Irritable bowel syndrome: the role of food in pathogenesis and management. Gastroenterology & Hepatology. 10(3):164-174.

4)Maxion-Bergemann S et al (2006). Cost of irritable bowel syndrome in the UK and US. Pharmacoeconomics. 24.21-37

5) Lucchin L e Chilovi F (2009). Nutrizione e patologia gastrointestinale Ed Il Pensiero Scientifico, p89-97.

6) Spiller R (2016) .Irritable bowel syndrome: new insights into symptom mechanisms and advances in treatment. F1000Research. 5(F1000 Faculty Rev):780.

7) Magge S , Lembo A (2012). Low-FODMAP diet for treatment of irritable bowel syndrome. Gastroenterology & Hepatology. 8(11): p739-745.

8) Barrett JS et al (2010.) Dietary poorly absorbed, short-chain carbohydrates increase delivery of water and fermentable substrates to the proximal colon. Aliment Pharmacol Ther. 31:874-882.

9) Gibson PR, Barrett JS (2007). Clinical ramifications of malabsorption of fructose and other short-chain carbohydrate. Practical Gastroenterology . 31: 51-65.

10) Nanayakkara WS et al (2016). Efficacy of the low FODMAP diet for treating irritable bowel syndrome: the evidence to date. Clinical and Experimental Gastroenterology. 9:131-142.

11) Shepherd SJ e Gibson PR (2006). Fructose malabsorption and symptoms of irritable bowel syndrome: guidelines for effective dietary management. J Am Diet Ass. 106(10):1631-1639.

12) Staudacher HM et al (2011). Comparison of symptom response following advice for a diet low in fermentable carbohydrates (FODMAPs) versus standard dietary advice in patient with irritable bowel syndrome. J Hum Nutr Diet. 24(5):487-495.

13) Ostgaard H et al (2012). Diet and effects of diet management on quality of life and symptoms in patients with irritable bowel syndrome. Mol Med Rep. 5(6):1382–1390.

14) Mazzawi T et al (2013). Effects of dietary guidance on the symptoms, quality of life and habitual dietary intake of patients with irritable bowel syndrome. Mol Med Rep. 8(3):845–852.

15) de Roest RH et al (2013). The low FODMAP diet improves gastrointestinal symptoms in patients with irritable bowel syndrome: a prospective study. Int J Clin Pract. 67(9):895–903.

16) Wilder-Smith CH et al (2013). Fructose and lactose intolerance and malabsorption testing: the relationship with symptoms in functional gastrointestinal disorders. Aliment Pharmacol Ther. 37(11):1074–1083.

17) Pedersen N et al (2014). Ehealth monitoring in irri­table bowel syndrome patients treated with low fermentable oligo-, di-, mono-saccharides and polyols diet. World J Gastroenterol. 20(21):6680–6684.

18) Shepherd SJ et al (2008). Dietary triggers of abdominal symptoms in patients with irritable bowel syndrome: ran­domized placebo-controlled evidence. Clin Gastroenterol Hepatol.6(7):765–771.

19) Ong DK et al (2010). Manipulation of dietary short chain carbohydrates alters the pattern of gas production and genesis of symptoms in irritable bowel syndrome. J Gastroenterol Hepatol. 25(8):1366–1373.

20)Staudacher HM et al (2012). Fermentable carbohydrate restriction reduces luminal bifidobacteria and gastroin­testinal symptoms in patients with irritable bowel syndrome. J Nutr. 142(8):1510–1518.

21)Halmos EP et al (2014). A diet low in FODMAPs reduces symptoms of irritable bowel syndrome. Gastro­enterology. 146(1):67–75.e65.

22)Pedersen N et al (2014). Ehealth: low FODMAP diet vs Lactobacillus rhamnosus GG in irritable bowel syndrome. World J Gastroenterol. 20(43):16215–16226.

23)Böhn L et al (2015). Diet low in FODMAPs reduces symptoms of irritable bowel syndrome as well as traditional dietary advice: a randomized controlled trial. Gastroenterology. 149(6):1399–1407.e1392.

24) Knight-Sepulveda K et al (2015). Diet and inflammatory bowel disease. Gastroenterology & Hepatology. 11:511-520.

25)Durchschein F et al (2016). Diet therapy for inflammatory bowel disease: the established and the new. World J Gastroenterol . 22(7) :2179-2194.

26)Maagard L et al (2016). Follow-up of patients with functional bowel symptoms treated with a low FODMAP diet. World J Gastroenterol. 22(15):4009-4019